mostre

Artisti
    Ricerche Spaziali 1962-1982
    12.4 > 5.5.2018

    Trasferitosi da Buenos Aires in Italia nel 1956, Federico Brook dopo aver ultimato gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida di Pericle Fazzini e Alessandro Monteleone, ha intrapreso una ricerca sul movimento dei corpi celesti che risentiva dell’indagine spazialista di Lucio Fontana, punto di riferimento per la generazione di artisti argentini nata negli anni Trenta.

    La mostra alla Galleria del Cembalo ripercorre il percorso svolto da Brook nell’arco di un ventennio sulle infinite variazioni del movimento dei volumi e della luce nello spazio. Per questo la sua opera, puntando a forme geometriche solide, si è sempre inserita felicemente nell’architettura e nei più ampi contesti urbani. “Di uno spazio che gira, fino e trasparente” che stupisce l’osservatore “con il rumore muto delle sue sfere” recitava Rafael Alberti in una poesia dedicata all’opera di Brook nel 1973.

    In mostra si parte con una grande opera in pietra e ferro, presentata alla Biennale di Venezia del 1962, per giungere a una serie di sculture realizzate in perspex e polimetacrilato, in cui forme geometriche in acciaio ruotano all’interno di superfici trasparenti e luminose, simboli di un infinito ricorrente.

    La luce è l’elemento dominante, che permette a questi meccanismi spaziali di proiettarsi in senso modulare nell’ambiente circostante. E le leggi della fisica che sovrintendono tali meccanismi coniugano il lavoro dell’uomo con la natura.

    Attraverso la selezione delle opere proposta si vuole ripercorrere uno dei periodi più fecondi dell’arte contemporanea, nel quale la ricerca del movimento era sia reale sia virtuale, espressione di forme, come di luce, che si concretizzano nella materia.

    Infine il motivo della nuvola, divenuto costante in Brook, segna nei materiali antitetici alla sua sostanza eterea quali acciaio e bronzo, un significativo contrappunto alle regole matematiche che governano lo spazio. La nuvola quale metafora del tempo mutevole e fuggevole che con le sue superfici riflettenti ripropone, in una miriade di varianti, frammenti dello spazio circostante. Un’azione continua che assorbe anche l’immagine dello stesso osservatore nella materia scultorea.

    “Se affermiamo che una nuvola è una nuvola, e una nuvola è una nuvola, secondo il noto esorcismo letterario, ecco che già alla terza ripetizione la nuvola è qualcosa d’altro, diventa metafora di se stessa, portando con sé brandelli di inconscio”, concludeva Luigi Malerba in un suo scritto dedicato allo scultore.

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    Federico Brook
    Cubo spaziale nel blu 2
    Federico Brook
    Piano Spaziale S5
    1973

    Federico Brook
    Uomo spaziale
    1971